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Laura Perspicace
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Intervista a Laura Perspicace Мужское – женское Первый канал
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“MAMMA, NON VOGLIO CAMBIARE LA TUA VITA. VORREI SOLO DARE UN VOLTO ALLA DONNA CHE MI HA DATO LA VITA” – Figli adottivi cercano genitori biologici

“MAMMA, NON VOGLIO CAMBIARE LA TUA VITA. VORREI SOLO DARE UN VOLTO ALLA DONNA CHE MI HA DATO LA VITA”

Roberto è nato a Roma il 4 marzo 1969, al Policlinico Umberto I. Fu abbandonato alla nascita e adottato quando aveva appena cinque mesi. Oggi, dopo oltre cinquant’anni, cerca la madre biologica: non per sconvolgere la sua vita, ma semplicemente per conoscerla e ringraziarla.

Roberto scrive.

Il nome utilizzato in questo appello è Roberto Friscione (cognome fittizio).

Roberto è nato a Roma il 4 marzo 1969, presso il Policlinico Umberto I.

La sua è una storia iniziata con un abbandono, ma anche con una scelta che gli ha permesso di avere una famiglia e una vita piena d’amore.

Fu adottato all’età di cinque mesi.

Della sua madre biologica sa che era originaria della Campania e che, al momento della sua nascita, aveva un’età compresa indicativamente tra i 27 e i 29 anni.

Dopo il parto, la donna lasciò l’ospedale il secondo giorno, nonostante il parere contrario dei sanitari, e firmò la documentazione relativa al diritto all’anonimato.

Quella firma, oltre cinquant’anni fa, segnò il destino di entrambi.

Una madre che proseguì la propria vita.

Un bambino che venne accolto da un’altra famiglia e che crebbe circondato dall’amore.

UNA RICERCA INIZIATA DOPO TANTI ANNI

Circa dieci anni fa, Roberto presentò un’istanza attraverso il Tribunale per cercare di conoscere le proprie origini.

La madre biologica venne rintracciata.

Ma, quando le fu proposta la possibilità di incontrare il figlio, scelse di non farlo.

Roberto ha rispettato quella decisione.

Nonostante ciò, dentro di lui è rimasta una domanda che non si è mai spenta:

Chi è mia madre?

Oggi Roberto torna a cercarla, ma lo fa con uno spirito completamente diverso da quello che qualcuno potrebbe immaginare.

Non vuole costringerla a incontrarlo.

Non vuole entrare nella sua famiglia.

Non vuole sconvolgere la sua vita né creare problemi.

Vuole soltanto avere, almeno una volta, la possibilità di interloquire con lei, conoscerla e darle un volto.

“MAMMA, NON DEVI AVERE PAURA DI ME”

Questo è il messaggio che Roberto vuole far arrivare alla sua madre biologica.

Non devi avere paura.

Non voglio invadere la tua vita.

Non voglio sapere tutto ciò che hai fatto in questi anni, né voglio modificare ciò che hai costruito.

Vorrei soltanto poter parlare con te.

Vorrei sapere chi sei.

Vorrei conoscere la donna che mi ha dato la vita.

E soprattutto vorrei ringraziarti.

Perché Roberto, nonostante il modo in cui è iniziata la sua vita, racconta di aver avuto una bellissima famiglia.

Una famiglia che lo ha cresciuto, amato e accompagnato per tutta la sua vita.

La sua storia avrebbe potuto essere diversa.

Sua madre avrebbe potuto fare altre scelte.

Invece gli ha dato la vita e, indirettamente, gli ha permesso di essere accolto da una famiglia che gli ha dato amore.

Ed è proprio per questo che oggi Roberto non cerca risposte con rabbia.

Le cerca con gratitudine.

UN CONTATTO ANCHE NEL PIÙ ASSOLUTO ANONIMATO

Roberto sa che la sua madre biologica, dopo tanti anni, potrebbe avere una famiglia, dei figli, dei nipoti o una vita della quale non ha mai parlato a nessuno.

Per questo non pretende nulla.

Se la donna riconoscesse questa storia e volesse semplicemente mandare un messaggio, anche senza rivelare pubblicamente la propria identità, potrà farlo attraverso Laura Perspicace e il sito “Figli Adottivi Cercano Genitori Biologici”.

Ogni contatto sarà trattato con la massima riservatezza.

La madre potrà scegliere liberamente se e come comunicare con Roberto.

Non le viene chiesto di sconvolgere la propria vita.

Le viene soltanto offerta una possibilità.

Quella di poter parlare, se lo desidera, con il figlio che non ha mai conosciuto.

L’APPELLO ALLA CONDIVISIONE

Per questo chiediamo a tutti coloro che leggeranno questa storia di condividerla il più possibile.

Potrebbe arrivare alla persona giusta.

Potrebbe leggerla qualcuno che conosce quella donna.

Qualcuno che nel 1969 viveva a Roma o in Campania e ricorda una giovane donna di circa 27-29 anni che partorì al Policlinico Umberto I.

Potrebbe riconoscere questa storia un familiare, un’amica, una persona che all’epoca conosceva le circostanze di quella nascita.

E forse, attraverso una semplice condivisione, questo messaggio potrebbe arrivare finalmente proprio a lei.

Alla donna che 4 marzo 1969 diede alla luce un bambino.

Quel bambino oggi è un uomo.

Si chiama Roberto.

E non vuole cambiare il passato.

Vuole soltanto conoscere sua madre, darle un volto e dirle una parola che porta dentro da tutta la vita: GRAZIE.

🙏 Condividiamo questo appello.

Anche una sola condivisione potrebbe essere il filo che, dopo oltre cinquant’anni, conduce Roberto alle sue origini.


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